La costruzione della fontana risale
alla prima metà del secolo XVI ad opera della famiglia Farnese,
probabilmente a terminazione del primo acquedotto della città. Originariamente
collocata nella quattrocentesca Piazza del Mercato, oggi Piazza
Vittorio Emanuele II, venne rimossa nel 1875 e rimontata solo agli
inizi del XX sec. nell’attuale Piazza De Andreis.
Le prime notizie relative ad una fontana, non meglio specificata,
risalgono al 1503, quando Bartolomeo Mancino da Bonconvento prepara
settemila condotti di terracotta per una fonte da realizzare a Canino
e, ancora, nel 1506 un viterbese disegna la fontana commissionata
dal cardinale Alessandro Farnese (futuro Papa Paolo III).
E’ documentato un restauro eseguito agli inizi del 1850 durante
il quale vengono tagliati i vecchi gradini a piombo delle lastre
della fontana, realizzati dei nuovi gradini ed una canaletta di
raccolta delle acque intorno alla vasca e risarcite alcune pietre
che si presentavano degradate.
Nel 1875, probabilmente per le cattive condizioni in cui versa la
fontana, se ne propone la rimozione con la raccomandazione di “far
ben custodire i pezzi della medesima...volendo la tradizione che
quelle pietre, scolpite degli stemmi dei più alti personaggi cioè
i serenissimi duchi di Castro, eminentissimi porporati della Casa
Farnese, siano state trasportate da Castro dopo la sua rovina”.
Questa ipotesi non è però suffragata da alcuna fonte scientifica.
Quindi, dopo quasi trent’anni di oblio, la fontana viene rimontata
in piazza C. De Andreis su progetto dell’ing. Fausto Finzi e per
opera dell’impresa Pietro Frittelli e dello scalpellino Pietro Mercati,
nel luogo ove era l’Oratorio della Confraternita della Misericordia
demolito pochi anni prima.
La fontana appartiene alla tipologia a coppe sovrapposte, evoluzione
dell’antico modello “a saliente” a cui appartenevano le “mete”,
fontane dell’antica Roma, a bacino circolare o poligonale e saliente
centrale.
Interamente in travertino, si compone di una vasca a forma dodecagonale,
poggiata su un basamento di tre gradini di cui uno aggiunto con
il restauro del 1850 e gli altri due in occasione della sua ricostruzione
nel 1905 in Piazza De Andreis.
La vetustà del monumento ed il tempo trascorso tra lo smontaggio
e la successiva ricostruzione costrinsero il Finzi ad integrare
le parti originali molto deteriorate con elementi di travertino
riconoscibili per il colore più chiaro della pietra utilizzata.
Il bacino poligonale, costituito in origine unicamente da dodici
pannelli, è attualmente articolato in dodici pilastrini angolari,
risalenti al restauro del 1905, che racchiudono altrettante specchiature
ornate dai bassorilievi della fontana originale raffiguranti sei
stemmi gentilizi della casa Farnese e sei trofei militari. I pilastri
si resero necessari poiché le lastre originali erano state danneggiate
lungo i bordi durante lo smontaggio del 1875. Il Finzi riporta,
nella sua relazione, che i dodici pannelli conservavano ancora tracce
degli incastri maschio-femmina che li univano.
La coppa centrale, sostenuta da un balaustro ricostruito in occasione
del restauro, è di forma circolare, decorata da baccellature sormontate
da un ricorso orizzontale ad ovoli e lancette; il bordo arrotondato
è sottolineato da una modanatura a scozia. La coppa è, inoltre,
ornata da tre protomi canine che contengono i cannelli dell’acqua,
sormontate ciascuna da un fregio a tre gigli. Due di esse e parti
del bordo sono tasselli di integrazioni in pietra effettuate durante
il restauro del Finzi.
Dalla vasca centrale si innalza, a forma di calice sacro, la seconda
coppa, della quale il restauratore riuscì a conservare la vasca
sommitale integrando lo stelo che la sosteneva.
Nella ricostruzione del 1905, in parziale difformità dal progetto,
il saliente centrale fu collocato in posizione più elevata rispetto
ai disegni. Ciò, forse, dovette causare l’inconveniente della fuoriuscita
dell’acqua del getto superiore dal perimetro dodecagonale, perché,
nel 1916, la commissione edilizia decise di abbassare il saliente.
Anche questa volta fu disatteso il disegno dell’ingegnere capo del
comune ed il saliente fu abbassato più del dovuto alterando notevolmente
le proporzioni architettoniche del monumento.
IL RESTAURO
Quando nel 1998 è iniziato il progetto di restauro conservativo,
la fontana presentava gravi segni di dissesto e di degrado. Ultimate
le operazioni di pulitura si è evidenziata la precarietà strutturale
degli elementi che costituiscono il saliente centrale determinando
la necessità del relativo smontaggio.
Durante il rimontaggio è stata installata nel foro centrale del
saliente, dove passa l’alimentazione idrica, una struttura in acciaio
inox composta da un montante tubolare diviso in più tratti, avvitati
tra di loro, corrispondenti alle parti che compongono il saliente
e da un piatto di base di forma quadrata.
La coppa superiore, poiché in stato di degrado irreversibile, è
stata sostituita con una nuova, mentre quella originale è stata
restaurata ed è visibile presso la sede comunale.
Per recuperare i corretti rapporti geometrici e dimensionali della
fontana, è stata inserita una base quadrata in travertino per rialzare
il saliente centrale e permettere la lettura dell’intero balaustro
che sorregge la vasca decorata oltre il bordo del bacino poligonale.
Le operazioni di pulitura della pietra hanno evidenziato molto dettagliatamente
sia le integrazioni avvenute con il restauro del 1905, perché in
quel caso fu utilizzato un travertino molto più chiaro dell’originale;
sia integrazioni dovute ad un restauro precedente, forse del 1850.
In quest’ultimo caso fu utilizzato un travertino uguale all’originale
e furono ricostruite le due cornici sopra gli stemmi di Canino e
di Castro; la buona conservazione degli spigoli delle modanature
a confronto con la forte erosione delle parti originali le rende
riconoscibili.
Con il restauro attuale non si è ritenuto opportuno prevedere lo
smontaggio dei pannelli costituenti il bacino dodecagonale, anche
se non è evidente la motivazione della sequenza di montaggio degli
stemmi data dal Finzi durante la ricostruzione.
I bassorilievi rappresentano nell’ordine partendo da nord: lo stemma
del Vescovo Alessandro Farnese, lo stemma del Cardinale Alessandro
Farnese, lo stemma di Pier Luigi Farnese, un trofeo con scudi incrociati,
un trofeo con scudo e armi, lo stemma della città di Canino, un
trofeo con elmo, un trofeo con faretre incrociate, un trofeo con
scudi incrociati, lo stemma della città di Castro, una decorazione
floreale che riprende quelle del parato Farnese, lo stemma della
confraternità dei Ss. Giovanni e Andrea.
Al di là dell’ordine in cui oggi appaiono i dodici bassorilievi
sul parapetto della vasca dodecagonale, essi rappresentano i maggiori
esponenti della famiglia Farnese nel periodo appena precedente il
pontificato di Paolo III con riferimenti alle loro più alte cariche,
ai loro possedimenti ed alle loro virtù militari; insomma, una sorta
di fasti farnesiani che troveranno la loro massima rappresentazione
nei cicli pittorici dei palazzi di Roma e Caprarola.
L’intervento di restauro ha compreso lo smontaggio ed il rimontaggio
dei gradini del basamento che si presentavano molto sconnessi tra
loro e la realizzazione di una canaletta in conci di pietra basaltica,
come la pavimentazione della piazza, per la raccolta delle acque.
Il ciglio della canaletta assorbe il dislivello altimetrico che
prima interessava il primo gradino del basamento collocando, come
in origine, la fontana su un piano orizzontale.
Con il restauro è stato ripristinato l’impianto idrico della fontana
con la trasformazione del sistema di alimentazione da acqua a perdere
a sistema di ricircolo e filtrazione ed è stato realizzato un impianto
di leggera illuminazione.